Showing posts with label libertà di espressione. Show all posts
Showing posts with label libertà di espressione. Show all posts

Wednesday, February 24, 2010

Una grave minaccia per il web

A fine 2006, alcuni studenti di una scuola di Torino si sono filmati mentre maltrattavano un compagno di classe affetto da autismo e hanno caricato il video su Google Video. Vista la natura assolutamente riprovevole del video, è stato rimosso a distanza di poche ore dalla notifica della Polizia. Abbiamo inoltre collaborato con la polizia locale per l'identificazione della persona che lo ha caricato, che è stata poi condannata dal Tribunale di Torino a 10 mesi di lavoro al servizio della comunità, e con lei diversi altri compagni di classe coinvolti. In casi come questo, rari ma gravi, è qui che il nostro coinvolgimento dovrebbe finire.

In questo caso, tuttavia, la Procura di Milano ha deciso di incriminare quattro dipendenti di Google - David Drummond, Arvind Desikan, Peter Fleischer and George Reyes (che ha lasciato l'azienda nel 2008) - con accuse di diffamazione e mancato rispetto del codice italiano della privacy. Per essere chiari, nessuno dei quattro Googlers incriminati ha avuto niente a che fare con questo video. Non vi erano rappresentati, non lo hanno ripreso, caricato o rivisto. Nessuno di loro conosceva le persone coinvolte e non hanno saputo dell'esistenza di questo video fino a quando non è stato rimosso.

Nonostante questo, oggi un giudice del Tribunale di Milano ha condannato tre dei nostri quattro colleghi - David Drummond, Peter Fleischer e George Reyes - per mancato rispetto del codice Italiano della privacy. Tutti e 4 sono stati dichiarati non colpevoli delle accuse di diffamazione. In sostanza questa decisione significa che i dipendenti di piattaforme di hosting come Google Video sono penalmente responsabili per i contenuti caricati dagli utenti. Faremo appello contro questa decisione che riteniamo a dir poco sorprendente dal momento che i nostri colleghi non hanno niente a che fare con il video in questione. Riteniamo, anzi, che durante l'intero processo abbiano dato prova di grande coraggio e dignità; il semplice fatto che siano stati sottoposti ad un processo è eccessivo.

C'è un'altra importante ragione, però, per la quale siamo profondamente turbati da questa decisione: ci troviamo di fronte ad un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito Internet. La Legge Europea è stata definita appositamente per mettere gli hosting providers al riparo dalla responsabilità, a condizione che rimuovano i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza. La motivazione, che condividiamo, è che questo meccanismo di "segnalazione e rimozione" avrebbe contribuito a far fiorire la creatività e la libertà di espressione in rete proteggendo al contempo la privacy di ognuno. Se questo principio viene meno e siti come Blogger o YouTube sono ritenuti responsabili di un attento controllo di ogni singolo contenuto caricato sulle loro piattaforme - ogni singolo testo, foto, file o video - il Web come lo conosciamo cesserà di esistere, e molti dei benefici economici, sociali, politici e tecnologici ad esso connessi potrebbero sparire.

Si tratta di questioni di principio importanti, ed è per questa ragione che continueremo a sostenere i nostri colleghi in tutto il percorso dell'appello.


Any source

Wednesday, September 2, 2009

Il World Wild Web a VeDrò 2009

Oggi si è chiuso VeDrò, un interessante think tank politico, che si pone l'obiettivo ambizioso di pensare l'Italia al futuro. Durante il think tank siamo stati chiamati a partecipare ad un gruppo di lavoro dedicato al tema di Internet. E' con grande soddisfazione che abbiamo constatato che libertà di espressione, neutralità della rete, accesso alle informazioni e rimozione degli ostacoli alla diffusione della conoscenza sono stati individuati dal gruppo di lavoro come gli aspetti cruciali per lo sviluppo di Internet in Italia.

Si è trattato di un dibattito costruttivo sulle opportunità e i problemi della rete, tanto più interessante in quanto caratterizzato da interventi di tutti i rappresentanti dell'ecosistema (tra tutti, ricordiamo l'On. Giulia Bongiorno e Max Senges dell'Internet Governance Forum). Io credo molto in questo approccio, soprattutto in un Paese dove fino ad oggi il "dibattito" si è svolto più all'interno delle aule dei tribunali o attraverso una sequenza di disegni di legge che non attraverso un dialogo nella società civile.

Riporto in questa pagina i risultati di questa iniziativa, per aprire la discussione e raccogliere i vostri commenti.

Any source

Monday, July 13, 2009

Un silenzio rumoroso

Qualche settimana fa abbiamo parlato su questo blog delle preoccupazioni che hanno suscitato alcuni articoli inseriti nel disegno di legge sulle intercettazioni, in cui si estendono anche ai “siti informatici” le procedure di rettifica delle informazioni ritenute non veritiere o lesive della reputazione, regole finora applicate solo ai mezzi di informazione tradizionali. Molto meglio di quanto abbia fatto io, Guido Scorza ha fatto capire in modo chiaro le questioni sollevate da queste norme.
Siamo di fronte sempre ai soliti problemi: la difficoltà ad interpretare il web tenendo in considerazione la specificità di questo mezzo, la mancanza di un metodo di discussione multi-stakeholder sul tema dei diritti e doveri degli utenti della Rete che coinvolga tutte le parti interessate (Istituzioni, società civile ed aziende) ed infine la mancanza di una governance di Internet (negli ultimi mesi sono stati troppi gli ambiti istituzionali in cui si è discusso delle regole della Rete senza una cabina di regia).
L'importanza dei diritti in gioco e la difesa della libertà di espressione stanno producendo varie reazioni: da un lato, molti cittadini hanno aderito allo sciopero dei bloggers e alla manifestazione che 'Diritto alla Rete' ha organizzato domani a Roma, mentre alcuni politici, penso all'On. Palmieri e al Sen. Belisario, si stanno spendendo per trovare una soluzione che salvi il principio per cui siamo responsabili delle nostre azioni sia quando siamo online sia quando ci muoviamo nel cosiddetto mondo reale, senza per questo arrivare all'estremo per cui un blogger non professionista avrebbe gli stessi obblighi del direttore di un quotidiano nazionale.
Consapevolezza e passione: queste sono le due caratteristiche più evidenti dell'iniziativa 'Questo blog alza la voce'. Un 'silenzio rumoroso' che merita di essere ascoltato.

Any source

Friday, July 3, 2009

Una relazione intelligente

La relazione di quest'anno del Garante per la protezione per i dati personali, che si è tenuta ieri a Roma, è stata veramente innovativa ed interessante. Ne ho apprezzato in particolare l'incisività e l'approccio costruttivo. Sono tre in particolare i passaggi degni di nota a mio parere:

- Il primo è la riconferma della soluzione proposta al problema della tensione fra le nuove tecnologie e la protezione dei dati personali, ovvero la necessità per gli utenti di informarsi per essere protagonisti e non vittime dell'innovazione. C'è sicuramente continuità con il lancio della guida 'Social network: attenzione agli effetti collaterali', in cui l'Autorità ha distillato alcuni utili e pratici consigli su come usare i servizi del Web 2.0 con consapevolezza.
- Il secondo aspetto è l'indicazione della necessità di definire regole globali per la tutela della privacy, esigenza sulla quale noi stessi ci siamo più volte espressi positivamente. Basta ricordare a questo proposito che Peter Fleischer ha per primo lanciato questa proposta nel 2007 e che Google è direttamente coinvolta nel processo dell'Internet Governance Forum.
- Infine, e soprattutto, la notizia più interessante per quello che ci riguarda è il riconoscimento fatto dal Prof. Pizzetti del ruolo fondamentale che la Rete svolge per la democrazia e il richiamo alla necessità di difendere Internet 'da chi ne vuole soffocare la libertà'. Il richiamo alla libertà di espressione, in un periodo di grandi discussioni sul tema della governance di Internet, della responsabilità degli Internet Service Provider e del conflitto fra censura e diritto ad essere informati, è un monito molto importante.

A questo link potete trovare il testo completo della relazione annuale del Garante.

Any source

Wednesday, June 17, 2009

La protesta dei giovani iraniani

La notizia di questi giorni è la mobilitazione della società civile in Iran per chiedere la verifica di eventuali irregolarità nel voto che ha visto vincere il presidente uscente Ahmadinejad. Già prima delle elezioni, i sostenitori del candidato dell'opposizione Mir-Hossein Mousavi avevano creato canali YouTube come questo per trasmettere notizie sulle elezioni al mondo. Ora che ai giornalisti è proibito filmare la protesta, quegli stessi cittadini stanno sfidando la censura per caricare sulle piattaforme digitali video delle loro dimostrazioni di protesta. Alcuni di questi video su YouTube sono stati visti più di 50.000 volte. Nello stesso tempo, da ogni parte del mondo arrivano messaggi di supporto alla protesta con video come questo.

La censura purtroppo è un fenomeno non nuovo, così come non è certamente nuova la lotta alla censura, tuttavia le piattaforme digitali danno a quest'ultima dimensioni impensabili con gli strumenti tradizionali. E non è un caso, infatti, che proprio piattaforme come YouTube e Facebook siano state oggetto di censura da parte del governo iraniano. Il riconoscimento ufficiale del ruolo che le nuove tecnologie hanno conquistato in questa crisi viene proprio dal Dipartimento di Stato statunitense, che in una sua nota ha auspicato che Twitter possa continuare a fornire i propri servizi in Iran, definendolo «una importante forma di comunicazione», proprio dopo che i primi provvedimenti del Governo Iraniano sono stati quelli di censurare YouTube e Facebook.
Quando si difende la libertà di espressione e si lotta contro ogni forma di censura dei contenuti, non si può non avere ben chiaro il valore sociale che Internet ha nella nostra vita di tutti i giorni e non ci si può dimenticare che arretrare su queste posizioni vuol dire tradire i ragazzi che protestano nelle strade di Teheran e del Web.

Any source

Thursday, February 19, 2009

Si apre uno spiraglio...

La settimana scorsa proprio su questo blog abbiamo lanciato l'allarme per i rischi legati all'emendamento "ammazza-web" approvato dal Senato. Da allora tante cose sono successe. Non capita tutti i giorni di ricevere una telefonata di un Ministro della Repubblica, ma proprio questo ci è capitato. Ed è stata una bella esperienza perché ci ha dato la speranza che le cose si possano cambiare quando non vanno bene.

Il Ministro Maroni ha dimostrato sensibilità e apertura di fronte al problema che abbiamo sollevato insieme al Popolo della Rete sull'art. 60 del c.d. "Ddl Sicurezza" in cui si prevede il filtraggio di tutti i siti Internet, se ci sono elementi che consentano di ritenere che qualcuno stia per compiere attività di apologia o di istigazione al reato.

Rispondendo alle perplessità, il Ministro ha condiviso la necessità di garantire che ogni normativa che vada ad impattare su Internet tenga in considerazione la specificità della Rete e dei soggetti che vi operano e di assicurare, assieme al rispetto della legge, le caratteristiche di libertà e di condivisione tipiche di questo mezzo di comunicazione.
Avremo così la possibilità di esprimere il nostro punto di vista, insieme con le altre componenti dell'ecosistema, gli utenti e le Forze dell'Ordine. Tutto questo senza dimenticare che è sicuramente importante la scelta del metodo per la rimozione dei contenuti discutibili, ma che il dibattito intorno al criterio di selezione dei contenuti da rimuovere è ancora più significativo. Su questo punto noi come azienda non possiamo e non vogliamo entrare, ma auspichiamo che siano le Istituzioni e la Società civile insieme a trovare un minimo comune denominatore.

La collaborazione è la strada migliore da seguire per ottenere il risultato che tutti cerchiamo di realizzare: rendere la navigazione degli utenti più sicura e utile possibile. Per quello che ci riguarda, continueremo a proporre la nostra idea di una Rete aperta, sicura e libera.

Any source