Nessun giornale ne parla, leggendo gli articoli sembra che il compito di questo tipo di “stampa” debba essere solamente di rassicurare il cittadino del fatto che i governi buoni combattono i terroristi cattivi e che non c’è bisogno di sapere altro. La stampa è piena zeppa di articoli dove si enfatizza sui fondamentalisti, tralasciando appositamente un’aspetto importante della questione: il MNLA.
Se dopo l'Afghanistan, l'Iraq, la Somalia, la Libia, il Mali la protervia occidentale continuerà su questo passo non potremo meravigliarci se anche nella tranquilla e, tutto sommato, ancora ben pasciuta Europa, cominceranno a saltare in aria i grandi magazzini. (3)
Il reclutamento degli squadroni della morte fa parte di una ben consolidata agenda militar-spionistica degli Stati Uniti. Degli Stati Uniti, esiste una storia lunga e macabra, di finanziamenti clandestini e di sostegno di brigate del terrore e di omicidi mirati, risalente alla guerra del Vietnam. Leggi l'intero articolo su Tlaxcala.
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Il MNLA, Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad, è un movimento storico di tuareg, nato dopo la rivolta del 1990, che punta all’autodeterminazione, autonomia e indipendenza del popolo tuareg dal Mali, con mezzi sia militari che politici. Il movimento è il più importante non solo come partecipazione e adesione, ma anche per l’apertura delle idee di cui si fa portavoce. E’ stato il principale fautore dell’indipendenza del 6 aprile, e al suo interno è caratterizzato da una costellazione di persone e gruppi con idee politiche anche diverse, perfino a volte in contrapposizione. A distogliere ogni ombra di razzismo o chiusura nel movimento ad esempio è il dato di fatto che vi militano anche uomini e donne di altre etnie, ovvero peul, mauri, songhai e dissidenti Maliani. Si dichiara democratico e professa una parità di diritti tra i sessi, oltre che essere promotore dei diritti fondamentali dell’uomo. Uno dei suoi esponenti, Bilal Ag Acherìf si definisce musulmano moderato, e, in più interviste, si è schierato contro il fondamentalismo religioso.
Il giorno dell’indipendenza, i tuareg del MNLA hanno rilasciato un comunicato dove hanno deciso unilateralmente di proclamare la fine delle operazioni militari. La decisione è stata presa in seguito alla liberazione completa del territorio dell’Azawad e tenendo conto della forte richiesta in tal senso della comunità internazionale, in particolare del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, degli Stati Uniti, della Francia e degli stati della regione. Il comunicato conclude invitando gli stati della regione e la comunità internazionale a garantire il popolo dell’Azawad da ogni aggressione del Mali.
Che succede? A un primo sguardo non sembrano così pericolosi per la stabilità europea. Democratici? Laici? Toh guarda, addirittura c’è anche un gruppo musicale che suona “blues del deserto” e che ora è in tour per il mondo. Sono i Tinariwen, i cui testi parlano di libertà, fratellanza, unione di tutti gli africani. Sono andato a vederli in concerto a Milano prima dell’estate. Purtroppo mentre intonavano la bellissima canzone “Aman Iman” (l’Acqua è Vita). Il cantante del gruppo, Ibrahim Ag Alhabib, non era presente al concerto. Era in Mali per aiutare il suo popolo.
Ritornando al deserto, è ora di menzionare AQMI, ovvero Al-Qaeda per il Magreb Islamico e Ansar Eddine, un altro gruppo estremista. Eccoli finalmente, sono loro la causa dell’intervento militare francese, sono loro la causa di tanta paura, sono loro la giustificazione delle parole di Hollande: «Il nostro unico obiettivo è la lotta contro il terrorismo. Non abbiamo nessun interesse particolare, se non la salvaguardia di un paese amico».
Purtroppo vengo immediatamente assalito da forti dubbi. Il primo è sulla “consistenza” di questo esercito estremista. Che esista, ci metto la mano sul fuoco, ma quanto sia in grado di influenzare il MNLA è ancora da verificare. Secondo molti giornali il MNLA e AQMI sono addirittura in guerra tra loro.
Comunque, per salvaguardarsi da un eventuale attacco indiscriminato nei loro confronti, il MNLA ha anche apertamente manifestato la volontà di collaborare con le forze internazionale per scacciare i fondamentalisti.
I governi “civili” però non hanno ancora preso in considerazione questa ipotesi, e ciò è un fattore interessante dato che, se dovessero ricevere aiuto dai tuareg non fondamentalisti, legittimerebbero la loro azione indipendentista. Probabilmente l’autonomia di una zona del mondo che possiede risorse e interessi per aziende dal grande fatturato è la vera spina nel fianco dei paesi neocolonialisti europei, molto più dello spauracchio di Al-Qaeda.
Per la cronaca ci sono stati già 100 morti ribelli. Che appartenessero al MNLA o a gruppi fondamentalisti non c’è dato di sapere. Ci sono solo supposizioni, informazioni false, informazioni a metà. Quel che si sa è che i loro corpi ora appartengono al deserto, quel deserto che per qualche mese è tornato libero, e che tra qualche mese ritornerà una proprietà privata del Mali, della Francia o dell’Onu, non si sa.
Quel che è certo, è che l’informazione di massa rivela ancora una volta il suo atteggiamento di protezione degli interessi di pochi, a discapito della veritiera informazione giornalistica. Nessuno parla degli interessi dell’elitè economica privata europea in quella zona del mondo. Il chiaro obiettivo di questo tipo di informazione è piegare parte dell’opinione pubblica verso le verità di pochi, giustificando un intervento militare che profuma molto di ricolonializzazione. (1)
Fermare la guerra in Mali è un dovere della comunità internazionale. Ma appoggiare militarmente l’intervento unilaterale dei francesi è semplicemente da irresponsabili. Così non si ferma la guerra. La si alimenta creando un nuovo disastro come la Somalia, l’Afghanistan, l’Iraq e la Libia (le storie sono sempre le stesse e continuano a ripetersi).
Non c’entra la lotta al terrorismo, c’entra l’oro, il petrolio e soprattutto l’uranio. L’obiettivo non è solo il Mali ma anche il Niger. Le ragioni non sono umanitarie. In gioco c’è l’approvvigionamento energetico della Francia e il controllo delle risorse naturali di quella regione. Invece di mettere l’elmetto, l’Italia deve agire per la pace nell’interesse primario della salvaguardia delle vite umane, nel solco della legalità e del diritto internazionale dei diritti umani.
È vergognoso che la "nostra" televisione pubblica non abbia dedicato un solo momento di approfondimento a questa ennesima guerra e che ad oggi non sia stato ancora inviato un giornalista della rai in Mali. Che cosa deve accadere ancora perché il "nostro" servizio pubblico apra finalmente gli occhi sul mondo? (2)
«Voi ci avete attaccato, senza ragione, sul nostro territorio - hanno detto i ribelli del Mali - e allora noi abbiamo il diritto di attaccarvi sul vostro, in Francia, in Europa, ovunque».
Il giorno dell’indipendenza, i tuareg del MNLA hanno rilasciato un comunicato dove hanno deciso unilateralmente di proclamare la fine delle operazioni militari. La decisione è stata presa in seguito alla liberazione completa del territorio dell’Azawad e tenendo conto della forte richiesta in tal senso della comunità internazionale, in particolare del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, degli Stati Uniti, della Francia e degli stati della regione. Il comunicato conclude invitando gli stati della regione e la comunità internazionale a garantire il popolo dell’Azawad da ogni aggressione del Mali.
Che succede? A un primo sguardo non sembrano così pericolosi per la stabilità europea. Democratici? Laici? Toh guarda, addirittura c’è anche un gruppo musicale che suona “blues del deserto” e che ora è in tour per il mondo. Sono i Tinariwen, i cui testi parlano di libertà, fratellanza, unione di tutti gli africani. Sono andato a vederli in concerto a Milano prima dell’estate. Purtroppo mentre intonavano la bellissima canzone “Aman Iman” (l’Acqua è Vita). Il cantante del gruppo, Ibrahim Ag Alhabib, non era presente al concerto. Era in Mali per aiutare il suo popolo.
Ritornando al deserto, è ora di menzionare AQMI, ovvero Al-Qaeda per il Magreb Islamico e Ansar Eddine, un altro gruppo estremista. Eccoli finalmente, sono loro la causa dell’intervento militare francese, sono loro la causa di tanta paura, sono loro la giustificazione delle parole di Hollande: «Il nostro unico obiettivo è la lotta contro il terrorismo. Non abbiamo nessun interesse particolare, se non la salvaguardia di un paese amico».
Purtroppo vengo immediatamente assalito da forti dubbi. Il primo è sulla “consistenza” di questo esercito estremista. Che esista, ci metto la mano sul fuoco, ma quanto sia in grado di influenzare il MNLA è ancora da verificare. Secondo molti giornali il MNLA e AQMI sono addirittura in guerra tra loro.
Comunque, per salvaguardarsi da un eventuale attacco indiscriminato nei loro confronti, il MNLA ha anche apertamente manifestato la volontà di collaborare con le forze internazionale per scacciare i fondamentalisti.
I governi “civili” però non hanno ancora preso in considerazione questa ipotesi, e ciò è un fattore interessante dato che, se dovessero ricevere aiuto dai tuareg non fondamentalisti, legittimerebbero la loro azione indipendentista. Probabilmente l’autonomia di una zona del mondo che possiede risorse e interessi per aziende dal grande fatturato è la vera spina nel fianco dei paesi neocolonialisti europei, molto più dello spauracchio di Al-Qaeda.
Per la cronaca ci sono stati già 100 morti ribelli. Che appartenessero al MNLA o a gruppi fondamentalisti non c’è dato di sapere. Ci sono solo supposizioni, informazioni false, informazioni a metà. Quel che si sa è che i loro corpi ora appartengono al deserto, quel deserto che per qualche mese è tornato libero, e che tra qualche mese ritornerà una proprietà privata del Mali, della Francia o dell’Onu, non si sa.
Quel che è certo, è che l’informazione di massa rivela ancora una volta il suo atteggiamento di protezione degli interessi di pochi, a discapito della veritiera informazione giornalistica. Nessuno parla degli interessi dell’elitè economica privata europea in quella zona del mondo. Il chiaro obiettivo di questo tipo di informazione è piegare parte dell’opinione pubblica verso le verità di pochi, giustificando un intervento militare che profuma molto di ricolonializzazione. (1)
È vergognoso che la "nostra" televisione pubblica non abbia dedicato un solo momento di approfondimento a questa ennesima guerra e che ad oggi non sia stato ancora inviato un giornalista della rai in Mali. Che cosa deve accadere ancora perché il "nostro" servizio pubblico apra finalmente gli occhi sul mondo? (2)
«Voi ci avete attaccato, senza ragione, sul nostro territorio - hanno detto i ribelli del Mali - e allora noi abbiamo il diritto di attaccarvi sul vostro, in Francia, in Europa, ovunque».
Se dopo l'Afghanistan, l'Iraq, la Somalia, la Libia, il Mali la protervia occidentale continuerà su questo passo non potremo meravigliarci se anche nella tranquilla e, tutto sommato, ancora ben pasciuta Europa, cominceranno a saltare in aria i grandi magazzini. (3)
La storia degli squadroni della morte degli Stati Uniti

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