A pranzo, un resoconto culinario truculento mi informava sulle modalità di bollitura delle rane, piatto prelibato per pochi coraggiosi intenditori. Le rane non vanno gettate vive nell’acqua bollente perché un sussulto vitale le porterebbe a scardinare il coperchio e saltare fuori dalla pentola, ma inserite nell’acqua fredda, per poi accendere il fuoco sotto e lasciar alzare la temperatura pian piano in modo da ottenere una bollitura perfetta ed efficace senza rischi di ‘rivolta’ di quelle povere vittime sacrificali, così ingannate a dovere.
Immediatamente ho collegato il paesaggio lunare degli esterni con la pentola delle rane ed i poveri anfibi a tutti noi esseri umani. Una cottura troppo intensa ed immediata provocherebbe moti incresciosi, meglio attendere e modificare l’ambiente a poco a poco per ottenere lo stesso risultato senza rischi ed effetti collaterali. Un lento e progressivo avvelenamento: un genocidio dilazionato.
Possiamo riconoscere queste modalità anche per il settore finanziario, alimentare, produttivo agricolo, farmaceutico nonché per quello legale, ove i nostri diritti si assottigliano con ponderata lentezza, per non darci ragione a rivolte inconsulte. Tutto quello che dovevamo fare come da copione l’abbiamo già fatto: votare per l’opposizione pianificata (stavolta, come sempre, quella vera!) per raccogliere (leggasi: convogliare, controllare, utilizzare) chi possiede ancora un barlume di contatto con la realtà, con gli elementi e, soprattutto, con se stesso. La strategia di bollitura delle rane è quella vincente per esseri riottosi e di difficile trattamento come noi. Un Trattamento Sanitario Obbligatorio di stampo nazistoide e dal sapore amaro del bario e dell’alluminio.

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