Non è una novità. Da tempo Debian ha lasciato in sospeso questa decisione, rimandando a data da destinarsi, ma negli ultimi giorni si è riacceso il dibattito in tutte le board Debian: abbandonare sysV init per migrare all'upstart di Canonical o a systemd made in Red Hat?
Per chi ancora si sta raccapezzando nel vano tentativo di capire di cosa io stia farfugliando si tratta di una scelta che riguarda un software essenziale per il sistema operativo, dato che a lui compete l'avvio di tutti gli altri processi. Genericamente definito "gestore di sistema e di servizi per Linux" senza di esso non è possibile avviare nessun processo in user space (es. GNOME, KDE..), visto che è lui a dialogare all'avvio con il kernel.
Init's job is "to get everything running the way it should be"
E visto che init, il daemon che sta utilizzando Debian, è vecchio come il bacucco e c'è bisogno di maggiore flessibilità e snellezza, soprattutto se vogliamo accorciare i tempi d'avvio, si sono create diverse alternative, ognuna con vantaggi e svantaggi e differenze sostanziali. E non solo per quanto riguarda il software ma, come Mark Shuttleworth ci vuol far abituare, politiche: perchè mentre tutto il mondo Linux stia migrando a systemd, creato da Lennart Poettering di Red Hat, Ubuntu, distro figlia di Debian, invece ha deciso di sviluppare upstart e continuare in solitaria con quello. Va detto che lo sviluppo di systemd risale all'ottobre 2010, mentre upstart era già stato pubblicato nel 2006 (adottato di default però solo in Ubuntu 9.10), ma nonostante la sostanziale differenza d'età l'adozione di systemd di tutte le altre distribuzioni e stata relativamente celere, mentre la controparte non è mai uscita dall'ovile di Canonical, il che è inspiegabile, apparentemente, visto che upstart a mio parere era già due spanne sopra init (es. parallelismo dei processi). A parte, ironia della sorte, Red Hat, si intende. Ma non è tutto: 3 dei 7 membri del Debian Technical Committee, Steve Langasek, Colin Watson e Ian Jackson fanno parte o hanno fatto parte di Canonical, proprio nello sviluppo di upstart. Ma non finisce qui: è appurato che il 90% delle distro userà invece systemd, ritenendo il suo sviluppo maggiormente aperto alla comunità, più feaures, ma soprattutto visto che il rivale è sviluppato esclusivamente da Canonical e licenziato con la CLA (o CCLA), come Unity e Mir. E la CLA non ci piace.
Le polemiche per entrambi i progetti ci sono sempre state, per anni, ma viste le ultime frecciatine dell'afronauta il dibattito si fa sempre più acceso e i flames nella mailist Debian proliferano come funghi: si prenderà la via più logica, adottando systemd come tutte le altre distro, o i vecchi rancori avranno la meglio e si imporrà upstart? Difficile da dire, visti i tempi biblici che Debian ha sempre avuto per ogni decisione.. inoltre non bisogna scartare altre possibili alternative, come OpenRC di Gentoo, soprattutto visto che né systemd né upstart sono compatibili con sistemi operativi non-Linux. E Debian è un sistema universale, che gira anche su kernel differenti e per poter mantenere una certa compatibilità fra i vari progetti deve mantenere un sostrato di omogeneità di software, nello specifico con quello essenziale per il boot di sistema. Ma è anche vero che l'avere uno standard comune fra le varie distro è la chiave fondamentale per evitare l'eccessiva frammentazione nel sistema Linux, e Debian, assieme a Ubuntu, è la base quasi del 60% dei server Linux.
Vanno bene 3, 4.. 10 desktop, 20 client mail.. o gestori di pacchetti.. ma non possiamo dividerci anche su questo. Fintanto che c'è qualcuno che vuole remare contro apposta per mantenere il controllo sul software (open) che sviluppa, penso che le divisioni aumenteranno. E tutto ricadrà sulla comunità e sulla sua credibilità.
Ripigliatevi.
No comments:
Post a Comment